LA MEDIAZIONE SOCIALE
Tengo conto dell’altro
In un mondo tanto individualista come il nostro, in una società dove c’è solitudine, prevaricazione, competizione, dove le persone non si incontrano e vedono l’altro attraverso stereotipi, diventa importante pensare e inventare forme di socialità e di impegni, che permettano alle persone di incontrarsi e trascorrere del tempo insieme. E allora ecco: la mediazione sociale.
Ma di che cosa si tratta?
E’ una forma di interazione sociale nella vita quotidiana. Il termine mediazione evoca subito il conflitto, lo scontro, il disaccordo. Il mediatore può essere invece una persona che facilita la comunicazione in un gruppo di persone. Si crea un campo in cui gli individui si incontrano e scambiano opinioni, in contesti adeguati a tale obiettivo. Possiamo definire la mediazione sociale come una forma di interazione umana, una capacità sociale. Sono ambiti in cui si sviluppano potenzialità umane quali: l’ascolto, l’empatia, lo scambio. Sono luoghi dove ognuno trova uno spazio di espressione ma sempre tenendo conto dell’altro. Un riferimento interessante quando parliamo di relazione empatica e attenzione alle persone lo possiamo trovare nello psicologo americano Carl Rogers che ha trattato questi aspetti relazionali in modo approfondito.
Nel dialogo interculturale, ad esempio, la diversità è opportunità di arricchimento a patto che tutti gli appartenenti alle differenti culture vedano dei limiti in ognuna di esse. L’obiettivo è che ci si conosca facendo fluire l’interazione fra le persone, senza negare le differenze culturali alfine di aprirsi ad un confronto costruttivo e generativo.
Sempre in ambito interculturale possiamo considerare un punto di vista interessante e che fa riflettere ciò che dice, in una intervista, Martha Nussbaum, docente di legge all’università di Chicago, sul concetto di scontro di civiltà: “Non sono le civiltà che si scontrano, ma le persone all’interno di esse che sono intolleranti, sia che appartengano alla civiltà occidentale che orientale ed altre”. Per questo è importante e utile lavorare con le persone per il superamento di preconcetti e pregiudizi.
Un’altra iniziativa sociale di incontro tra le persone è il Caffè Dibattito, sperimentato a Trento e a Modena e condotto dal suo inventore Thierry Bonfanti, psicologo e mediatore. E’ un luogo di espressione, di riflessione e di confronto per la comunità. Nel Caffè Dibattito ci sono persone che si incontrano e si esprimono liberamente, non c’è un relatore e non c’è un argomento, semplicemente un facilitatore della comunicazione e un argomento scelto dai partecipanti.
In ambito interculturale, possiamo citare i laboratori con gli stranieri. In questi luoghi di incontro, con l’aiuto di un facilitatore della comunicazione che sollecita l’espressività di ognuno, le persone parlano del loro Paese d’origine, degli aspetti tradizionali della loro cultura, per una migliore conoscenza tra di loro.
Volendo fare alcune considerazioni di carattere generale, la riflessione va sui Paesi accoglienti che si prodigano per l’accoglienza e l’alfabetizzazione degli stranieri, cosa molto positiva e giusta. Si potrebbe andare oltre e aggiungere un altro aspetto importante: lavorare perché vi siano spazi di scambio fra persone provenienti da Paesi diversi, fare degli incontri che possano essere opportunità di condivisione di esperienze. Questo favorirebbe riconoscimento, valore e rispetto nelle persone. Tali esperienze tendono al superamento della paura dell’altro, soprattutto quando viene da un altro Paese.
Valeria Magri